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SUMMARY:Mostra "Tracce"
DESCRIPTION:Sergio Floriani parte dalle tracce dell’uomo\, dall’impronta lasciata come segno d’identità (unica e personale)\, per arrivare all’infinito. Il suo è un percorso evolutivo che comprende il segno\, la forma e lo spazio\, ma non dimentica il dialogo continuo con la materia\, che gli fa perlustrare le possibilità della pittura e della scultura (due elementi che nelle opere di Floriani convivono sempre) e spazia dall’acciaio corten allo stagno\, dalla catramina su carta giapponese alla sabbia su piombo\, mentre il colore a volte si accende nelle tonalità più vivaci\, quasi pop\, e altre\, per esempio quando racconta i contorni del lago o allude alle voci dell’anima\, è capace di raccogliersi in tenui e silenziose gradazioni. \nNelle 11 sale del primo piano del Castello saranno collocate un centinaio di sculture: da Divido per otto (2003) al Totem (2015) dove il frammento si alterna alla leggerezza e alla trasparenza; dai Signum (2009) ai Cerchi d’acqua\, due serie in cui le parole (nei primi) e il colore (nei secondi) tracciano un nuovo alfabeto di lettere e di forme\, passando per i colorati rilievi di ultima generazione\, piccole e grandi tavole sulle quali il colore si distende senza sfumature e le sagome che vi affiorano\, lontane sorelle delle prime impronte digitali\, maculano la superficie trasformandola in materia cosmica. Il tema più ricorrente è il rapporto che s’instaura tra la forma e lo spazio\, e nelle ultime opere questa correlazione è sottolineata dalla presenza o dall’assenza delle cornici: nel primo caso una cornice dorata\, spesso d’epoca\, segna il perimetro e contiene il colore\, ma al contempo lo impreziosisce\, lo “storicizza” e lo concentra\, donandogli forza e misticismo; nel secondo caso\, con la soppressione del bordo ligneo il colore ritorna libero di dilatarsi e di fondersi con lo spazio circostante\, in una dimensione che è quasi filosofica.
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SUMMARY:L’incredibile storia della neve e della sua scomparsa
DESCRIPTION:Dalle Mesopotamia al frigo\, dai cocktail all’emergenza climatica\npresentazione del libro Aboca di e con Alberto Grandi\nnell’ambito di Ritornare alla natura. Boschi e foreste per vivere (qui tutti gli appuntamenti)\nDall’antichità a oggi\, il saggio ripercorre le tappe di un’incredibile storia\, in gran parte sconosciuta\, che ha rappresentato\, almeno fino alla metà del XX secolo\, una realtà di rilevanza internazionale e che fa emergere non solo elementi economici di grande interesse ma anche la dimensione culturale dell’uso del freddo. \n✏️ la quarta di copertina\nLa storia della conservazione della neve è un’epopea mondiale che tocca tutte le aree geografiche e tutte le grandi civiltà: dagli assiri agli egizi\, dalla Roma di Nerone alla Cina Imperiale\, dalle raffinate corti dell’Italia rinascimentale alla Versailles del Re Sole. Fin dall’antichità il freddo è stato uno dei mezzi più semplici per conservare gli alimenti deperibili. Il ghiaccio e la neve venivano utilizzati anche per preparare specialità gastronomiche particolarmente ricercate o\, più semplicemente\, per rinfrescare pietanze e bevande. Non solo: il freddo fu per lungo tempo l’unico presidio medico davvero efficace nel controllo della temperatura corporea.\nDa qui scaturiva la necessità di un’attività di produzione\, raccolta e commercio immane e costellata di sfide logistiche che presentavano problemi tecnici non indifferenti e che vennero del tutto superati solo nella seconda metà del XIX secolo\, con l’invenzione della macchina per produrre artificialmente il ghiaccio.\nAttraverso un arco temporale che va dall’antichità ai giorni nostri\, l’originalissimo saggio di Alberto Grandi ripercorre le tappe di questa incredibile storia\, in gran parte sconosciuta\, che ha avuto momenti davvero epici e ha rappresentato\, almeno fino alla metà del XX secolo\, una realtà economica di rilevanza internazionale.\nUna storia che fa emergere non solo elementi economici di grande interesse e attualità ma anche qualcosa di più sorprendente\, vale a dire la dimensione culturale dell’uso del freddo. Oggi come nel passato\, infatti\, il livello dei consumi di ghiaccio non è mai stato solo legato alla sua disponibilità a basso costo\, ma sembra essere strettamente connesso a particolari propensioni e ai gusti dei consumatori\, a qualcosa\, in altre parole\, che potremmo definire come una simbologia sociale del freddo.
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LOCATION:Sala delle Mura – piano terra\, Castello di Novara - PIAZZA MARTIRI DELLA LIBERTA' 3\, NOVARA\, NO\, 28100\, Italia
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