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SUMMARY:Milano. Da romantica a scapigliata
DESCRIPTION:La mostra\nAttraverso una settantina di capolavori eseguiti dai maggiori protagonisti della cultura figurativa ottocentesca attivi a Milano\, la rassegna che il Comune di Novara\, Fondazione Castello e Mets Percorsi d’Arte propongono per l’autunno 2022 si prefigge di illustrare i mutamenti susseguitesi nella città meneghina tra i secondi anni dieci e gli anni ottanta dell’Ottocento. \nDecenni turbolenti nei quali Milano ha visto la caduta del Regno d’Italia napoleonico\, la costituzione del Regno Lombardo Veneto e la seconda dominazione austriaca\, le prime rivolte popolari e le guerre d’indipendenza che nel 1859 avrebbero portato alla liberazione. \nLe trasformazioni che già in epoca teresiana avevano iniziato a modificarne sensibilmente l’aspetto monumentale ed urbanistico erano proseguite senza soluzione di continuità durante gli anni della Repubblica Cisalpina\, del Regno d’Italia\, della Restaurazione e del Risorgimento e avevano fatto di Milano una città moderna\, bellissima\, crocevia di genti\, di culture\, di arte. \nUna città elegante che avrebbe continuato a rinnovarsi anche nei decenni post-unitari\, si pensi alla demolizione del Coperto dei Figini in Piazza Duomo (1864)\, alla costruzione della Galleria Vittorio Emanuele e all’ideazione della Piazza del Teatro\, nel 1865 battezzata Piazza della Scala\, all’abbattimento del Rebecchino (1875). Una città culturalmente assai vivace\, frequentata da viaggiatori stranieri e abitata da un facoltoso ceto borghese\, ma nel contempo anche un luogo in cui le differenze sociali cominciavano via via a farsi sempre più marcate e nella quale gran parte della popolazione viveva in povertà. \nIl percorso espositivo sarà articolato in sezioni che seguiranno l’andamento delle sale del Castello Visconteo Sforzesco e ripercorrerà l’evoluzione della pittura lombarda dal Romanticismo alla Scapigliatura\, fenomeno culturale nato a Milano negli anni sessanta che coinvolgeva poeti\, letterati\, musicisti\, artisti uniti da una profonda insofferenza nei confronti delle convenzioni della società e della cultura borghese. \nPrologo. La nuova sensibilità romantica\nIl visitatore sarà accolto nel Castello Visconteo Sforzesco da uno straordinario capolavoro ispirato ad un romanzo di grande successo popolare: I Lambertazzi e i Geremei o Le fazioni di Bologna nel secolo XIII. Cronaca di un Trovatore di Defendente Sacchi (1796-1840)\, opera\, come specifica l’autore nel dedicarla all’amata moglie Erminia\, già condotta a termine nel 1825 ma pubblicata solo nel 1830. \nFirmata da Francesco Hayez (1791-1882)\, l’Imelda de Lambertazzi in mostra è stata eseguita nel 1853 per il collezionista monzese Giovanni Masciaga. Storia di amore e morte ambientata nella Bologna delle lotte tra Guelfi e Ghibellini\, la tragica vicenda di Imelda e del suo Bonifacio era stata oggetto di opere poetiche anche prima della pubblicazione del romanzo di Sacchi ed Hayez aveva affrontato il fortunato soggetto già negli anni venti\, prima per l’editore Gian Marco Artaria di Mannheim (1822)\, poi per Francesco Crivelli (1829). \nLe Sezioni\nSezione I – “Pittura urbana” nella Milano romantica\nLa prima sezione della mostra sarà dedicata alla “pittura urbana”\, termine coniato nel 1829 da Defendente Sacchi per qualificare il nuovo genere di veduta prospettica elaborato e portato al successo tra il secondo e terzo decennio dell’Ottocento dal pittore alessandrino Giovanni Migliara (1785-1837). \nAttraverso le opere esposte in questa sezione ci si propone di illustrare l’evoluzione del paesaggio urbano in epoca romantica partendo proprio da alcuni dipinti di Migliara quali la Veduta di Piazza del Duomo in Milano\, del 1828 e la Veduta dell’interno del I.R. Palazzo del Governo\, del 1834. Seguiranno opere di Giuseppe Elena (1801-1867) e Luigi Premazzi (1814-1891)\, nonché di Luigi Bisi (1814-1886)\, già dai primissimi anni quaranta acclamato erede del compianto Migliara. \nSaranno esposte numerose opere di Giuseppe Canella (1788-1847)\, prima vera alternativa di avanguardia alla pittura rigorosamente prospettica di Migliara\, spettacolari tranches de vie meneghine\, e di Angelo Inganni (1807-1880) rappresentato da importanti capolavori tra i quali La veduta di Piazza del Duomo con il coperto dei Figini\, eseguito nel 1839 per l’imperatore d’Austria Ferdinando I\, e La colonna di San Martiniano al Verziere con neve cadente\, del 1845\, una delle primissime nevicate di Inganni. \nOpere appartenenti a collezioni pubbliche e private\, che accompagneranno il visitatore in un suggestivo viaggio nel tempo tra le vie\, le piazze\, lungo i Navigli\, proprio negli anni che videro l’inizio della loro trasformazione nei luoghi che noi tutti oggi conosciamo e frequentiamo come nel caso di Piazza del Duomo\, della Corsia dei Servi – l’attuale Corso Vittorio Emanuele -\, di Piazza San Babila\, di Piazza della Scala e del Verziere. \nSezione II – I protagonisti\nDalla città\, presentata nella prima sezione come ideale “palcoscenico” del nostro racconto\, nella seconda sezione passeremo alla presentazione diretta degli “attori protagonisti” della storia milanese di quegli anni: persone e personaggi. \nSaranno esposti “ritratti ambientati” e scene di genere eseguiti da Giuseppe Molteni (1800-1867)\, figura poliedrica\, pittore\, restauratore\, ritrattista mondano di fama internazionale e nel contempo sincero pittore della vita del popolo. Sarà altresì presente Francesco Hayez\, rinnovatore non solo del genere storico ma anche del ritratto\, al quale Molteni aveva lanciato una sfida proprio nel campo della ritrattistica. Tra le opere in mostra dei due grandi artisti: il Ritratto di Alessandro Manzoni di Molteni\, recentemente ritrovato\, e il Ritratto della contessa Teresa Zumali Marsili con il figlio Giuseppe\, straordinaria maternità laica\, uno dei vertici della ritrattistica di Hayez esposto a Brera nel 1833. \nSeguiranno lavori di Carlo Arienti (1801-1873) rappresentato dal Ritratto del conte Carlo Alfonso Schiaffinati in abito da cacciatore (1834) e di Giovanni Carnovali\, più noto come il Piccio (1804-1874)\, autore impegnato fin dalla prima metà degli anni quaranta in una personalissima ricerca intorno alle potenzialità espressive del colore\, figura fondamentale per un primo affrancamento della pittura lombarda da quello che era stato l’indiscusso primato del disegno di matrice classicista. \nSarà dato spazio anche ai fratelli Domenico (1815-1878) e Gerolamo Induno (1825-1890)\, uomini e pittori di indole assai diversa\, ma entrambi mirabili narratori del proprio tempo\, un tempo raccontato per lo più attraverso la storia degli umili\, una storia che viaggiava parallelamente alla storia con la S maiuscola\, in questa sala rappresentati rispettivamente da L’offerta\, presentata a Brera nel 1846\, e da Scioperatella\, del 1851. \nSezione III – Milano\, da austriaca a liberata.\nLa terza sezione sarà interamente dedicata alle Cinque giornate di Milano e agli episodi cruciali che nel marzo del 1848 hanno portato alla temporanea liberazione di Milano dalla dominazione austriaca. Tra gli autori scelti per meglio rappresentare quei momenti si ricordano Carlo Bossoli (1815-1884)\, vedutista di straordinaria sensibilità – di origine ticinese\, ma vissuto e formatosi a Odessa dove la famiglia si era trasferita nel 1820\, Bossoli si stabilì a Milano nel 1843 – che raggiunse fama internazionale proprio attraverso dipinti rievocativi delle guerre d’indipendenza\, opere eseguite per lo più a tempera\, medium prediletto dal pittore nell’arco di tutta la sua carriera; Carlo Canella (1800-1879)\, fratello di Giuseppe\, e ancora Baldassare Verazzi (1819-1886)\, presente in mostra con quello che è considerato il suo capolavoro: Combattimenti a Palazzo Litta. \nSezione IV – La Storia narrata dalla parte del popolo.\nLa quarta sezione sarà dedicata ai lavori dei fratelli milanesi Domenico e Gerolamo Induno\, tra i maggiori protagonisti della scena figurativa di quei decenni\, autori amatissimi sia dalla critica che dal pubblico dell’epoca\, quest’ultimo letteralmente incantato dalla raffinatezza con la quale ogni minimo dettaglio della realtà era restituito magistralmente sulle loro tele. \nUna attenta selezione delle loro maggiori opere aprirà al visitatore moderno gli umili interni domestici della gente comune della Milano di quegli anni e\, in modo semplice ma accurato\, racconterà la loro storia\, il loro vivere quotidiano\, i drammi e le difficoltà di quei tempi estremamente difficili\, le loro piccole gioie. Tra questi sia sufficiente citare il celeberrimo Pane e lacrime\, di Domenico Induno\, esposto nella redazione del 1854 che è stata di proprietà di Francesco Hayez. \nSezione V – Verso il rinnovamento del linguaggio: dal disegno al colore.\nLa quinta sezione esporrà alcuni lavori di autori fondamentali nel rinnovamento del linguaggio pittorico: Eleuterio Pagliano (1826-1903)\, Giuseppe Bertini (1825-1898)\, il già citato Piccio\, presente con il Ritratto di Gina Caccia\, del 1862\, Federico Faruffini (1833-1869)\, insieme a Pagliano tra i primi artisti lombardi ad aggiornare la propria pittura sulle ricerche più avanzate della pittura napoletana incentrate sul colore e sulla luce\, tendenze avvicinate da Faruffini alla metà degli anni cinquanta nel corso di un lungo soggiorno romano durante il quale il pittore conosce e frequenta Domenico Morelli (1823-1901)\, Bernardo Celentano (1835-1863) e Saverio Altamura (1822-1897)\, e ancora il milanese Filippo Carcano (1840-1914)\, talentuoso e ribelle allievo di Hayez\, impegnato fin dai primissimi anni sessanta nell’elaborazione di un nuovo linguaggio che potesse risultare idoneo a comunicare in senso moderno il “vero”. \nSezione VI – “Il sistema di Filippo Carcano. La pittura scombicchierata e impiastricciata”\nSe le sperimentazioni linguistiche condotte nel corso degli anni sessanta da Filippo Carcano erano totalmente incomprese e decisamente osteggiate dalla critica che definiva la sua pittura “una pittura filacciosa\, senza contorni di sorta\, quasi senza piani e senza prospettiva” – in aperta rottura con la tradizione accademica del disegno\, Carcano costruiva le immagini attraverso l’uso del solo colore -\, erano invece abbracciate con entusiasmo da altri giovani artisti; tra questi autori la sesta sezione ospiterà lavori di Giuseppe Barbaglia (1841-1910)\, Vespasiano Bignami (1841-1929) e Mosè Bianchi (1840-1904). \nSezione VII – Verso la Scapigliatura\nIl percorso espositivo proseguirà con alcune significative opere dipinte da Tranquillo Cremona (1837-1878) e Daniele Ranzoni (1843-1889) nel corso dei secondi anni sessanta\, quindi prima dell’elaborazione di quel linguaggio scapigliato che caratterizzerà le opere della loro maturità artistica; tra queste il Ritratto di Nicola Massa Gazzino di Cremona e il Ritratto di donna Maria Padulli in Greppi di Ranzoni. \nSezione VIII – L’affermazione e il trionfo del linguaggio scapigliato\nL’ultima sezione accoglierà alcuni dei maggiori capolavori scapigliati eseguiti dalla metà degli anni settanta ai primi anni ottanta. \nTra questi sia sufficiente citare Melodia e In ascolto\, straordinarie tele eseguite en pendant da Cremona su commissione dell’industriale Andrea Ponti tra il 1874 e il 1878\, Visita al collegio\, ancora di Cremona\, riferibile al biennio 1877-1878\, nonché alcuni dei più intensi ritratti eseguiti da Ranzoni\, quali il Ritratto della signora Luigia Pisani Dossi\, esposto a Brera nel 1880\, e Ritratto di Antonietta Tzikos di Saint Leger\, presentato la prima volta al pubblico nella primavera del 1886\, in occasione della mostra organizzata per l’inaugurazione della nuova sede della Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente. Nella sezione anche due belle sculture in bronzo e gesso di Giuseppe Grandi: La Pleureuse (1875-1878) e Beethoven giovinetto (1874). \nUfficio stampa\nLucia Crespi | tel. 02 89415532 – 02 89401645 | lucia@luciacrespi.it
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DESCRIPTION:Il Castello di Novara è una delle tre tappe scelte dall’artista Raffaelle Salvoldi per la nuova mostra “Studio di Luce”\, parte del suo progetto artistico “Wood Arc”.\nL’installazione che sarà realizzata a partire dal 7 marzo nella Sala delle Colonne\, al piano terra\, è parte infatti di un percorso più ampio e che vede la sua tappa centrale nella settecentesca Villa Bono di Vaprio d’Agogna.\nL’installazione che verrà realizzata con i mattoncini Kaplà\, ormai un vera e propria firma dell’artista\, prenderà forma tra il 7 e 8 marzo con il pubblico che potrà assistere e interagire con l’artista e su suo invito contribuire loro stessi. Un’opera quindi unica ed irripetibile perché pensata appositamente per interagire con gli spazi messi a disposizione da Fondazione Castello.\nLe installazioni di Salvoldi sono ancora più sorprendenti poiché i mattoncini di legno di pino marittimo naturale sono assemblati solo grazie ad un equilibrio raggiunto dall’abilità dell’artista e non vengono mai artificialmente incollati insieme\, rendendoli continuamente riutilizzabili per creare infinite opere.\nGiovedì 6 aprile infatti vi sarà il culmine dell’evento con la demolizione dell’opera stessa e adulti e bambini potranno essere ancora una volta parte attiva.\nIl pubblico è quindi invitato mercoledì 8 marzo per vedere l’opera in costruzione e giovedì 6 aprile alle 17.30 per partecipare alla demolizione della stessa.
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SUMMARY:Le malattie professionali - La principale causa di morte di origine occupazionale
DESCRIPTION:I danni derivanti da infortuni e malattie professionali rappresentano un costo in termini di salute dei lavoratori e per la società quantificabile in termini economici in circa il 4% del PIL (dati OSHA EU). Se per quanto riguarda gli infortuni sul lavoro siamo in grado di definirne con buona approssimazione numeri e cause\, per quanto riguarda le malattie professionali\, seppur rappresentino la principale causa di morte di tipo occupazionale sia in Europa sia nel nostro Paese\, ancora molto deve essere fatto in termini di corretta quantificazione del fenomeno\, ma anche sulla conoscenza delle cause che ne determinano l’insorgenza.\nOgni anno in Italia sono denunciate all’INAIL circa 60000 malattie di origine professionale\, circa la metà è rappresentato da patologie a carico dell’apparato muscolo-scheletrico\, ma sono altresì rilevanti per numero e gravità le malattie a carico del sistema nervoso\, degli organi di senso e dell’apparato respiratorio. Fra le patologie oggetto di denuncia un’attenzione particolare deve essere rivolta ai tumori di origine professionale che attualmente sono quantificabili in termini di denunce INAIL in circa 2000 casi l’anno.\nSeppur i dati suddetti rappresentino già una situazione preoccupante\, stime di tipo epidemiologico hanno evidenziato come nella nostra regione\, alla stessa maniera del resto del Paese\, si assista a un importante problema di sotto notifica delle malattie professionali\, in particolare per i tumori.\nL’obiettivo del convegno è di fare il punto sull’attuale situazione relativa alla nostra regione al fine di definire una strategia comune fra tutti i soggetti istituzionali interessati per concorrere ad una effettiva emersione del fenomeno e definizione delle cause per una efficace prevenzione. \nConvegno gratuito con iscrizione obbligatoria\, organizzato da CISL Piemonte Orientale con Patronato INAS\, accreditato dall’Ordine degli Avvocati di Novara ai fini della formazione continua. Partecipazione con attribuzione di un credito formativo \n.
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SUMMARY:La felicità è un dono (Sonzogno)
DESCRIPTION:Perché l’altruismo intelligente è la scelta migliore\npresentazione del libro Sonzogno di e con Marco Annoni\ncon Davide Maggi\, modera Barbara Cottavoz\nin collaborazione con Delegazione di Novara Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione Comunità Novarese onlus\nAttraverso dati e aneddoti\, l’autore ci guida tra le immense possibilità del dono\, pensando alle persone meno fortunate del proprio quartiere o al benessere del pianeta e degli animali o al progresso della ricerca scientifica. Basta un gesto anche piccolo per diventare persone migliori e più felici. \nla quarta di copertina\nIn un mondo dilaniato da diseguaglianze feroci\, fare del bene somiglia a «un sasso nello stagno dell’indifferenza»\, come si legge nella prefazione di Telmo Pievani\, che definisce eccellenti le argomentazioni di questo libro unico nel panorama italiano. La felicità è un dono\, ed è davvero così\, perché fare del bene fa bene innanzitutto a se stessi. Chi dona il proprio tempo\, il proprio denaro o il proprio sangue pone le basi per condurre un’esistenza più ricca di significato e anche\, a sorpresa\, più sana e più longeva. A suggerirlo sono le neuroscienze cognitive e la biologia evoluzionistica: gli studi recenti mostrano come le azioni generose e solidali abbiano effetti concreti per la persona che le compie a livello fisico e psicologico. Marco Annoni racconta con un linguaggio chiaro e affascinante quanto l’altruismo rappresenti una chiave fondamentale per costruire una vita densa di umanità. Ma anche la donazione richiede consapevolezza. Scrive Pievani: «Troviamo in questo libro la migliore difesa dell’altruismo intelligente\, cioè non meramente emotivo e istintuale\, non autolesionista\, non sprecone.» Attraverso dati e aneddoti\, l’autore ci guida tra le immense possibilità del dono\, pensando alle persone meno fortunate del proprio quartiere oppure al benessere del pianeta e degli animali o ancora al progresso della ricerca scientifica. Basta un gesto anche piccolo per diventare persone migliori e più felici.\nIl libro fa parte della collana Scienze per la vita\, ideata e diretta da Eliana Liotta
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SUMMARY:I primaverili
DESCRIPTION:Amore e letteratura a Roma\npresentazione del libro La nave di Teseo di e con Luca Ricci\ncon Valeria Di Tano\n\nDopo Gli autunnali\, Gli estivi e Gli invernali\, l’ultimo tassello della quadrilogia delle stagioni è un romanzo che torna a indagare le passioni delle donne e degli uomini\, ancora una volta raccontati nel disperato tentativo di amarsi e acciuffare la cosa più sfuggente ed emozionante di tutte: il tempo. \n✏️ la quarta di copertina\nUn uomo che ha scritto un romanzo d’amore e una donna appassionata di Roland Barthes per quanto tempo possono ignorarsi se frequentano la stessa libreria di quartiere? Presto i due si baciano\, in effetti\,\nilluminati dal culto condiviso per i libri. Sembrerebbe una storia destinata a una qualche forma di felicità\, eppure la bilancia non è in perfetto equilibrio. Lui vorrebbe dar seguito al successo del primo libro\, ma gli mancano l’ispirazione e la voglia di assimilarsi alle ipocrisie del mondo culturale. La donna pare custodire un mistero che è anche un dogma intoccabile del suo cuore: spurgare il sesso dall’amore\, pretendere un rapporto “bianco”. L’uomo saprà decifrare quel mistero – talvolta così fastidiosamente simile a un’imposizione – o ne rimarrà vittima? E il valore della castità\, il tentativo di ritornare vergini così come si fa risalendo la corrente impetuosa di un fiume fino alla sorgente\, riuscirà davvero a purificare i sentimenti\, o non sarà piuttosto una capricciosa forma di idealismo?\nMentre lo sbocciare della primavera romana viene descritto giorno dopo giorno nella stesura febbrile e puntigliosa di un diario intimo\, la relazione dei due sembra dipanarsi soltanto per creare nodi e garbugli ancora più consistenti – come avviene talvolta in letteratura\, spesso in amore\, sempre nella vita.
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LOCATION:Sala Sibilla Aleramo – Circolo dei Lettori\, Castello di Novara - PIAZZA MARTIRI DELLA LIBERTA' 3\, NOVARA\, NO\, 28100\, Italia
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DESCRIPTION:Dal 15 al 17 aprile torna a Novara Taste Alto Piemonte 2023\, con protagonisti i vini di oltre 50 produttori del Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte. \nLa più grande manifestazione dedicata alle eccellenze vinicole dell’Alto Piemonte andrà in scena al Castello Visconteo Sforzesco\, tra banchi di assaggio e masterclass. \nSaranno oltre 50 i produttori che presenteranno le ultime annate delle 10 denominazioni dell’Alto Piemonte tutelate dal Consorzio\, attraverso i banchi di assaggio. Boca DOC\, Bramaterra DOC\, Colline Novaresi DOC\, Coste della Sesia DOC\, Fara DOC\, Gattinara DOCG\, Ghemme DOCG\, Lessona DOC\, Sizzano DOC\, Valli Ossolane DOC saranno gli ambasciatori della grande vocazione e tradizione vinicola delle colline racchiuse tra Alpi e Lago Maggiore. Qui le varietà autoctone\, nebbiolo in primis\, accompagnato da vespolina\, croatina e uva rara trovano la loro espressività favorite da un microclima unico e da straordinari suoli vulcanici. Questo insieme di fattori naturali e umani costituisce l’unicità del terroir dell’Alto Piemonte\, in grado di donare vini di grande qualità e finezza. Il programma vedrà anche cinque masterclass in programma\, quattro dedicate esclusivamente all’Alto Piemonte e una in collaborazione con il Consorzio Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani\, curate da Ais Piemonte. \nLa manifestazione si strutturerà su tre giorni\, sabato 15\, domenica 16 e lunedì 17 aprile\, e sarà aperta al pubblico\, operatori di settore e stampa. La giornata di sabato dalle 11:00 alle 15:00 sarà riservata agli operatori di settore. A seguire\, dalle 15:00 alle19:00\, si aprirà al pubblico con i banchi d’assaggio e masterclass (alle h. 15:00 e alle h. 17:00) dedicate alle diverse zone vinicole dell’Alto Piemonte\, curate da Ais Piemonte. La domenica operatori e wine lovers potranno accedere a Taste Alto Piemonte durante tutta la giornata(dalle 10.00 alle 19:00). Due le masterclass in programma\, alle 14:00 e alle 17:00. Lunedì 17 aprile la manifestazione sarà aperta a tutti dalle 9:30 alle 17:00\, con una masterclass dedicata alle ore 14:00.
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DESCRIPTION:Ritorno al Sud\, luogo dell’origine e della rivelazione\npresentazione del libro Round Robin di e con Sofia Pirandello\ncon Eleonora Groppetti\n\nIn un polveroso e rovente paese siciliano\, Lucia\, mite fuori e incandescente dentro\, trova rifugio nelle parole. Cresciuta\, va da sola al Nord\, dove vive libera dal giogo dello sguardo materno e scopre l’amore\, fino a lasciarsi consumare. Il Sud però tornerà a chiamarla\, è il suo destino ineluttabile. \n✏️ la quarta di copertina\nIn un polveroso e rovente paese siciliano\, Lucia cresce trattenendo il fiato\, con un papà assente\, un fratello grande che la considera appena\, e una mamma pazza che non le perdona il male che lei stessa vive come una condanna: essere nata fimmina. Mite fuori e incandescente dentro\, trova rifugio nelle parole: appuntate in segreto su un diario\, custodite come un tesoro\, nascoste come una colpa\, registrano quello che i suoi occhi nerissimi intercettano e riflettono dentro di lei\, i viscerali smottamenti del suo cuore. Ormai giovane donna\, Lucia parte da sola per la sua America\, il nord Italia\, dove inizia una vita libera dal giogo dello sguardo materno\, e scopre e si abbandona all’amore\, fino a lasciarsene consumare. Il Sud però tornerà a chiamarla a sé\, è il suo destino ineluttabile\, il luogo dell’origine e della rivelazione. Sofia Pirandello torna in libreria con un viaggio di andata e ritorno nella periferia siciliana in cui il caldo svuota la testa dai pensieri e fa ammalare di insoddisfazione\, dove sotto la terra arida e ferita dalla siccità scorrono segreti rivoli di vita ferina\, violenta\, terribile.
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SUMMARY:I ragazzi sognano in technicolor
DESCRIPTION:Quando qualcosa si rompe\, può tornare come prima?\npresentazione del libro Astoria di e con Erika Savio\ncon Serena Galasso\n\nUna storia\, il cui perno sono Lisa e ad Alex\, che narra di cambiamenti affrontati in solitudine\, disagio sociale\, microcriminalità\, scoperta di una sessualità precoce\, ma anche di sogni\, speranze\, amicizia e amore\, quell’instancabile ricerca di legami che dà un senso alla vita. \n✏️ la quarta di copertina\nQuando qualcosa si rompe\, può mai tornare come prima?\nQuesta è la domanda che si pone Lisa e\, con l’ostinata furia di vivere dell’adolescenza\, cerca di convincersi che sì\, tutto può tornare come prima.\nTorino\, fine anni ottanta. Lisa è una ragazza timida che\, in seguito alla separazione dei genitori\, si è trasferita con la madre e il fratellino da un paese sul mare a una periferia urbana degradata. Oltre a dover ricominciare una vita da zero\, deve fare i conti con una madre che le delega la responsabilità del fratello e la costringe alla convivenza con un nuovo amante violento. Catapultata così\, bruscamente e senza nessuna sponda\, cerca d’inserirsi nel nuovo ambiente facendo suoi modi e linguaggi dei coetanei\, fino a stringere amicizia con alcuni di loro\, come Alex “Cavallo Pazzo”. Sono Lisa e Alex il perno della storia\, e sono loro che insieme cercheranno una via di fuga e salvezza.\nUna storia che narra di cambiamenti affrontati in solitudine\, disagio sociale\, microcriminalità\, scoperta di una sessualità precoce\, ma anche di sogni\, speranze\, amicizia e amore\, quell’instancabile ricerca di legami che dà un senso alla vita.
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SUMMARY:La scomparsa delle farfalle (Einaudi)
DESCRIPTION:Storia di un’amicizia profonda\npresentazione del libro Einaudi di e con Fabio Geda\ncon Erica Bertinotti\n\nTra conflitti e occasioni di meraviglia\, tra realtà quotidiana e rivelazioni\, quattro ragazzi intrecciano le loro vite con tutta l’energia della giovinezza. Un ritratto commovente di quella stagione dell’anima che più d’ogni altra si imprime in ciascuno di noi e sceglie il nostro destino. \n✏️ la quarta di copertina\nAnna\, Andrea\, Cora e Valerio sono compagni di scuola. Assieme studiano\, si divertono\, sperperano con allegria le giornate. Il perno di queste esistenze – ancora brevi e già segnate da perdite e ferite – è il negozio di un anziano rigattiere nei vicoli di Torino\, un luogo che diventa una specie di base\, talvolta di rifugio. Il tempo\, però\, non regge la richiesta di perfezione\, di assoluto\, che l’adolescenza pretende. Il desiderio si insinua nel gruppo e lo logora. Andrea\, che rispetto agli altri percepisce ogni cosa con intensità maggiore\, a poco a poco si isola: a fargli mancare il fiato sono tanto la bellezza impetuosa del presente\, quanto il senso di minaccia che arriva dal futuro. Ma nel momento in cui si troverà in pericolo i suoi amici\, quegli amici unici che solo una certa età ti regala\, saranno di nuovo con lui.
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SUMMARY:Talking Tom Waits- Parole\, canzoni\, atmosfere
DESCRIPTION:con Paolo Agrati\narrangiamenti a cura di Chinese Cuban Jazz Extravaganza\nin collaborazione con “Coccato per il sociale”\n \nUna selezione di canzoni scelte\, tradotte e adattate\, per addentrarsi nella scrittura di Tom Waits e nelle atmosfere che regalano i suoi testi\, per scoprire le storie che si celano dietro le ballad e i blues\, oltre i suoni rochi\, le casse con i coni rotti\, le incudini pestate\, il suono delle seghe.
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LOCATION:Sala delle Mura – piano terra\, Castello di Novara - PIAZZA MARTIRI DELLA LIBERTA' 3\, NOVARA\, NO\, 28100\, Italia
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SUMMARY:Mostra Le Madri Costituenti
DESCRIPTION:Il 21 aprile 2023 alle 18:00\, presso la sala delle Colonne del Castello di Novara\, inaugureremo una mostra che diventerà poi itinerante sulle 21 Madri Costituenti\, realizzata da ANPI Provinciale di Novara in collaborazione con l’Associazione Casa della Resistenza di Verbania Fondotoce.\nIn quell’ occasione sarà esposta anche l’ artista Carlo Gori dal titolo omonimo\, realizzata a Novara durante un flashmob artistico nel 2020\, che ha dato vita ad un progetto didattico nazionale curato dal Coordinamento donne ANPI. Con una grafica ispirata all’ opera\, infatti\, e il lavoro di una commissione di storiche presenti nel coordinamento\, sono stati creati dei cofanetti contenenti ventuno cartoline con i volti e le biografie delle donne della Costituente.\nSono numerose le iniziative che promuoviamo in tutta Italia per fare conoscere le figure straordinarie di queste protagoniste della storia\, mai abbastanza note\, che hanno dato un contributo fondamentale alla stesura della nostra Carta. La Mostra al Castello si inserisce\, dunque\, in un mosaico di proposte più complesso.\nCon i pannelli e l’ opera dedicata alla Madri Costituenti sarà anche esposto nella sala delle Colonne\, il pannello I Martiri della Libertà\, per la prima volta presentato alla comunità novarese\ndopo un delicato e accurato restauro. La scorsa primavera\, l’ ANPI Provinciale Novara ha infatti ricevuto un dono molto prezioso dalla Direzione dell’Istituto Donegani: un grande manufatto con ritagli di stampa d’epoca che ritraggono partigiani martiri della Libertà\, realizzato su un legno di recupero e decorato da un cartiglio proprio\nintitolato: Ai Martiri della Libertà. Messo insieme nelle modalità che si possono immaginare durante la seconda guerra mondiale e\nnell’ immediato dopoguerra dagli operai e dalle operaie del Donegani\, è stato rinvenuto su nostra segnalazione nei magazzini dell’Istituto grazie alle indicazioni di un ex dipendente\, che ricordava di averlo visto nei locali del dopolavoro negli anni ‘50. Ė un documento di grande rilievo storico che riguarda tutto il territorio un tempo compreso nella sola provincia di Novara ed oggi in parte condiviso con il Vercellese\, il Biellese e il VCO.\nI giornali e i media locali\, nonché ovviamente la cittadinanza\, hanno accolto con grande interesse la notizia del ritrovamento e la promessa di una restituzione pubblica del reperto proprio in occasione dell’ anniversario dell’ 80° della Resistenza\, in questo 2023. Il pannello\, esposto in stanze affollate e piene di fumo prima e poi rimasto abbandonato in dei magazzini\, necessitava di un accurato restauro.\nAbbiamo interpellato i tecnici migliori in circolazione\, sentendo anche la Ca Foscari di Venezia\, la cui docente di riferimento per il restauro della carta ci ha consigliato un team che ha lavorato e lavora ad altissimi livelli sia in Italia che all&#39;estero. Ci siamo così affidati ad un laboratorio di Milano dove operano tre straordinarie restauratrici.\nQuesto straordinario documento\, restaurato con i contributi di molti cittadini\, della Fondazione BPN e dei Sindacati confederali\, è pregevole non solo come reperto dell’ epoca e non solo per la storia intrinseca alla sua realizzazione\, ma anche perché\, messo in sicurezza e tornato leggibile\, sarà studiato da appassionati ricercatori e storici per far sì che le storie di quei volti vengano conosciute\, narrate\, scoperte o riscoperte.
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SUMMARY:La scienza dell'incredibile
DESCRIPTION:Come si formano credenze e convinzioni\npresentazione del libro Feltrinelli di e con Massimo Polidoro\ncon Francesca Boccafoschi\n\nDove nascono e come si diffondono le credenze? Che cosa ci porta a sostenere le idee più insolite o totalmente assurde\, a scambiare per prove inossidabili semplici suggestioni e illusioni? Perché finiamo per contraddire anche l’evidenza dei fatti? E chi coltiva le convinzioni più estreme è solo un pazzo o piuttosto una vittima della manipolazione dei social? \n✏️ la quarta di copertina\nAmmettiamolo: la realtà se ne infischia di ciò in cui crediamo. Tuttavia\, le nostre convinzioni trasformano il modo in cui percepiamo il mondo. Ma dove nascono e come si diffondono le credenze? Che cosa ci porta a sostenere le idee più insolite o totalmente assurde\, a scambiare per prove inossidabili semplici suggestioni\, illusioni o\, al massimo\, ideologie e atti di fede? Perché finiamo per contraddire anche l’evidenza dei fatti? E chi coltiva le convinzioni più estreme è solo un pazzo o piuttosto una vittima della manipolazione dei social?\nIn realtà\, la tecnologia si limita ad amplificare ciò che da sempre è radicato negli esseri umani: il bisogno di dare un senso a ciò che ci circonda.\nPer capire come si formano le nostre convinzioni occorre allora risalire alle origini per scoprire come l’evoluzione abbia reso il cervello un sistema formidabile per la sopravvivenza della nostra specie\, anche credendo a cose decisamente false.\nAttraverso la narrazione di alcune storie incredibili\, perlustreremo le radici biologiche e psicologiche che alimentano la necessità di credere e\, ricorrendo alle ricerche più recenti\, scopriremo le funzioni tuttora svolte dai sistemi di credenza.\nNel corso del viaggio\, acquisiremo familiarità con gli strumenti dell’indagine scientifica e\, imparando a valutare l’attendibilità e la veridicità delle credenze\, ci abitueremo a ragionare come scienziati\, diventeremo consapevoli dei nostri limiti ed errori\, saremo pronti a cambiare idea di fronte a evidenze solide che ci contraddicono e a trattare con chi non vuol dare retta alla ragione. Ma\, soprattutto\, impareremo a coltivare l’unico vero antidoto contro il pregiudizio e la superstizione: una curiosità inesauribile.\nEccole in azione\, le credenze: le troviamo in chi vede complotti ovunque o in chi compie atrocità\, pensandosi nel giusto; le riconosciamo in chi cerca conforto negli extraterrestri\, in medium o guru di varia origine e provenienza; le sentiamo radicate in chi crede in entità spirituali e cerca spiegazioni sovrannaturali. Perché?\nMassimo Polidoro\, il più celebre indagatore di misteri e smascheratore di inganni al servizio della scienza\, ci conduce a esplorare uno dei bisogni più antichi dell’uomo: credere.
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SUMMARY:Processo alla resistenza
DESCRIPTION:L’eredità della guerra partigiana nella Repubblica\npresentazione del libro Einaudi di e con Michela Ponzani\ncon Sergio Botta\n\nMolto è stato scritto sulla Resistenza e sulla guerra di liberazione in Italia. Ma che cosa accadde ai partigiani dopo l’aprile 1945? Come vissero realmente gli anni del dopoguerra e della rinascita del Paese coloro che la Repubblica avrebbe celebrato come i nuovi eroi della patria\, martiri del secondo Risorgimento nazionale? \n✏️ la quarta di copertina\nDal 1948 e fino ai primi anni Sessanta\, nelle aule di giustizia della nuova Italia democratica va in scena un «Processo alla Resistenza»\, destinato ad avere un forte impatto mediatico. Assassini\, terroristi\, «colpevoli sfuggiti all’arresto». Così la magistratura del dopoguerra\, largamente compromessa col regime fascista\, giudica quei partigiani che hanno combattuto una guerra clandestina per bande\, tra il 1943 e il 1945. Giudizio condiviso dalla stampa e da gran parte dell’opinione pubblica italiana\, che si accompagna a una generale riabilitazione di ex fascisti e collaborazionisti della Rsi\, autori di stragi e crimini contro i civili\, costretti a «obbedire a ordini superiori». Attraverso carte processuali e documenti d’archivio inediti\, Michela Ponzani ricostruisce il clima di un’epoca\, osservando i sogni\, le speranze tradite e i fallimenti di una generazione che pagò un prezzo molto alto per la scelta di resistere. Cosa resta della Resistenza nella Repubblica? Rimosso dalla memoria collettiva\, il «Processo alla Resistenza»\, celebrato nelle aule di giustizia dopo il 1945\, anima per decenni il dibattito mediatico\, plasmando distorsioni\, manipolazioni\, miti e luoghi comuni «antiresistenziali»\, in una serie di polemiche a posteriori. La messa sotto accusa dell’antifascismo finisce col ribaltare ragioni e torti\, meriti e bassezze\, valori e disvalori. Coloro che hanno combattuto contro nazisti e fascisti si trasformano in pericolosi fuorilegge\, colpevoli di aver attentato al bene della patria (esposta all’invasione angloamericana e ai tragici effetti delle rappresaglie\, scatenate dall’occupante tedesco) e di aver messo a repentaglio la sicurezza nazionale\, difesa invece fino alla fine dai combattenti di Salò. Assassini\, vigliacchi\, terroristi\, «colpevoli sfuggiti all’arresto». Sulla base di questi termini (utilizzati dalla stampa degli anni Cinquanta) la magistratura del dopoguerra\, quasi sempre compromessa col regime fascista\, giudica quei partigiani che hanno combattuto una guerra per bande. Mentre ex fascisti e repubblichini\, autori di stragi e crimini contro civili\, vengono assolti\, riabilitati e persino graziati per aver «obbedito ad ordini militari superiori» o per la loro natura «di buoni padri di famiglia»\, i partigiani sono giudicati responsabili delle rappresaglie scatenate dai nazifascisti\, per non essersi consegnati al nemico.
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SUMMARY:Fine di un matrimonio
DESCRIPTION:Essere interi non è il punto\, il punto è provare a essere felici\npresentazione del libro Marsilio di e con Mavie Da Ponte\ncon Francesca Diotallevi\n\nBerta racconta la fine del suo matrimonio per iniziare a raccontare se stessa\, perché i romanzi\, come la vita\, non sono solo “fatti”: tra una vicenda e un’altra\, tra una fine e un inizio\, ci sono pensieri\, parole\, opere\, omissioni. Ci sono rimpianti\, dubbi e paure. C’è il bisogno disperato di dimostrare a se stessi di essere vivi. \n✏️ la quarta di copertina\nFine di un matrimonio comincia con la fine del matrimonio tra Berta e Libero. Berta ha una galleria d’arte e Libero ha un’altra. Berta non ascolta cosa le stia dicendo Libero\, non capisce perché quest’altra donna di cui non ha mai sospettato nulla\, di cui non conosce il nome\, appaia e si mangi il suo futuro. Libero\, invece\, quella sera – in cui tutto finisce e tutto comincia – esce di casa\, e scompare. È vero\, diceva sempre di essere stanco del suo lavoro e della sua vita\, ma che c’entra un’altra donna? Perché ne aveva bisogno? Berta non lo sa\, e nel tentativo di capirlo parla d’altro: di sé\, del proprio corpo\, di cosa può farne adesso che è sola\, ha quasi cinquant’anni e non è né giovane né vecchia\, adesso che è esattamente com’era prima di sposarsi. Berta racconta la fine del suo matrimonio per iniziare a raccontare se stessa\, perché i romanzi – certi romanzi\, e di sicuro questo –\, proprio come la vita\, non sono solo “fatti”: tra una vicenda e un’altra\, tra la fine di un matrimonio e l’inizio di qualcosa di diverso\, ci sono pensieri\, parole\, opere e omissioni. Ci sono rimpianti – è tardi per avere un figlio? e per recuperare il rapporto con la propria madre? –\, dubbi e paure. C’è il bisogno disperato di dimostrare a se stessi di essere vivi. Innamorarsi\, in fondo\, è più semplice che tenere in piedi un matrimonio o una relazione\, ricominciare è meno faticoso che provare a riparare: questo racconta\, a ogni riga\, l’esordio di Mavie Da Ponte. O\, forse\, mostra che definirsi “innamorati” è troppo facile\, e per questo non bisognerebbe mai dirlo. Così Berta\, quando scegliere non sembra più una possibilità e le difficoltà dei suoi rapporti paiono insormontabili\, capisce che frequentare il salone di bellezza di Sara – la chiama così per semplificare\, ma quale sarà il suo nome cinese? – ha più a che fare con il pensiero e l’arte che con le unghie: anzi\, le unghie e il corpo certe volte possono essere il pensiero e l’arte.\nUn romanzo malinconico e buffo\, pieno di tenerezza e di sorpresa\, la storia di una donna che si piega e si spezza\, e non fa niente: essere interi non è il punto\, il punto è provare a essere felici.
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SUMMARY:Mostra "Tracce"
DESCRIPTION:Sergio Floriani parte dalle tracce dell’uomo\, dall’impronta lasciata come segno d’identità (unica e personale)\, per arrivare all’infinito. Il suo è un percorso evolutivo che comprende il segno\, la forma e lo spazio\, ma non dimentica il dialogo continuo con la materia\, che gli fa perlustrare le possibilità della pittura e della scultura (due elementi che nelle opere di Floriani convivono sempre) e spazia dall’acciaio corten allo stagno\, dalla catramina su carta giapponese alla sabbia su piombo\, mentre il colore a volte si accende nelle tonalità più vivaci\, quasi pop\, e altre\, per esempio quando racconta i contorni del lago o allude alle voci dell’anima\, è capace di raccogliersi in tenui e silenziose gradazioni. \nNelle 11 sale del primo piano del Castello saranno collocate un centinaio di sculture: da Divido per otto (2003) al Totem (2015) dove il frammento si alterna alla leggerezza e alla trasparenza; dai Signum (2009) ai Cerchi d’acqua\, due serie in cui le parole (nei primi) e il colore (nei secondi) tracciano un nuovo alfabeto di lettere e di forme\, passando per i colorati rilievi di ultima generazione\, piccole e grandi tavole sulle quali il colore si distende senza sfumature e le sagome che vi affiorano\, lontane sorelle delle prime impronte digitali\, maculano la superficie trasformandola in materia cosmica. Il tema più ricorrente è il rapporto che s’instaura tra la forma e lo spazio\, e nelle ultime opere questa correlazione è sottolineata dalla presenza o dall’assenza delle cornici: nel primo caso una cornice dorata\, spesso d’epoca\, segna il perimetro e contiene il colore\, ma al contempo lo impreziosisce\, lo “storicizza” e lo concentra\, donandogli forza e misticismo; nel secondo caso\, con la soppressione del bordo ligneo il colore ritorna libero di dilatarsi e di fondersi con lo spazio circostante\, in una dimensione che è quasi filosofica.
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