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Leggende, tradizioni di Natale e avvenimenti a casa Sforza – 26 dicembre 1476: L’assassinio di Galeazzo Maria Sforza

La mattina del 26 dicembre 1476 pioveva a dirotto su Milano e Galeazzo Maria Sforza montò a cavallo senza voler indossare la scomoda corazza protettiva e si recò alla chiesa di Santo Stefano per assistere alla messa. Dentro la chiesa la folla era tale che gli staffieri dovettero sguainare le spade per far passare il principe di Milano e il suo seguito. 

Galeazzo Maria Sforza era un uomo ambizioso, vanitoso e donnaiolo. Per estendere i confini di Milano aveva sposato Bona di Savoia, puntando su una politica dinastica, imparentandosi così con il re di Francia, Luigi XI, consorte di Carlotta di Savoia. Inoltre aveva organizzato un esercito di 40 mila uomini che costava ai milanesi, oltre 800 mila ducati all’anno. Generoso con la moglie Bona le aveva concesso un’acconciatura di 544 perle e gioielli per 250 mila ducati e alle varie amanti, tra cui Lucia Marliani, aveva donato terre a Melzo e Gorgonzola. Galeazzo Maria non era benvoluto per una serie di motivi dalla nobiltà milanese: la sua era stata una politica troppo accentratrice e anche i comportamenti privati avevano suscitato un certo malcontento.

Quando il Duca fu al centro della chiesa, protetto dalle guardie, fece avvicinare tre giovani nobiluomini che gli volevano presentare una richiesta: Giovanni Andrea Lampugnani, Gerolamo Olgiati e Carlo Visconti. Il primo si inginocchiò e, mentre con una mano stringeva quella del principe nell’atto di baciarla, con l’altra lo pugnalava all’inguine e una seconda volta all’addome. Mentre si accasciava su una panca, gli altri due attentatori lo colpivano con i pugnali alla testa e al collo, per un totale di quattordici colpi. Mentre la folla uccise Lampugnani, Olgiati e Visconti riuscirono a fuggire ma presto vennero catturati.

La vicenda del delitto di Santo Stefano del 26 dicembre 1476 ebbe un imprevisto sviluppo negli anni Ottanta: nella chiesa di San’Andrea di Melzo, la città dove risiedeva Lucia Marliani, l’amante di Galeazzo Maria Sforza, venne ritrovato uno scheletro in una cripta. Analizzandolo, si scoprì che le ossa risalivano al XV secolo. Dopo il delitto, trasferito da Santo Stefano in Duomo, presto si persero le tracce del corpo del Duca assassinato. Ora si pensa che le spoglie siano state trasferite a Melzo per volontà dell’amata Lucia e della figlia Caterina Sforza e di suo marito.

In ricordo del Duca, la moglie Bona, fece apporre sulla seconda porta d’ingresso del Castello di Novara, uno stemma ducale, scolpito in marmo di Carrara, in ricordo del marito,  con la scritta: GALEAZ MARIA SFORTIA VICECOMES DUX MEDIOLANI QUINTUS AETATIS ANNORUM XXXII che in parte si conserva ancora sull’attuale ingresso del Castello.