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Fondazione Castello di Novara

Il Castello

LA STORIA

Il centro abitato di Novara ha sempre assunto grande importanza grazie alla sua posizione, ai piedi delle alpi, nella pianura compresa tra i fiumi Sesia e Ticino. Qui, la città è al riparo da alluvioni e all’incrocio di due importanti vie di comunicazione: il passo del Sempione, che permette il collegamento dei paesi d’oltralpe con il mare e la direttrice che percorre la pianura nord del Po, da oriente verso occidente.
Novara fu uno dei centri dell’Italia settentrionale che, in seguito alla lex Pompeia dell’89 a.C., divennero municipia. Il percorso delle mura, sui lati est, nord e ovest, descriveva il perimetro della città in corrispondenza degli attuali baluardi, mentre nell’attuale piazza Martiri si congiungeva con il tratto meridionale, nell’area occupata attualmente dal castello.

Le Prime Testimonianze

Le prime notizie sull’area del castello si possono desumere dall’opera del Corio.
Lo storico cinquecentesco racconta che, nell’anno 1272, Francesco della Torre “fece fabbricare un castello detto la Turricella e in questo circondò il palazzo dei Teéenis (Tettoni) e vi pose fidata custodia”
Questo castello era, in realtà, una casa a torre costruita nell’angolo Sud-Ovest della città, a ridosso delle mura di fortificazione.
Nel 1293, il Castello passa alla famiglia Visconti. Matteo Visconti esegue importanti interventi di fortificazione e, in seguito, Giovanni Visconti, già vescovo della città, completa la costruzione del castello aggiungendo edifici residenziali.

La storia tra il ‘400 e ‘500

stemma sforzesco  castello di novaraAlla morte di Filippo Maria Visconti, nel 1447, il controllo del ducato che comprendeva, oltre a Novara, Milano, Pavia, Como, Lodi, Crema, Piacenza, Parma, Asti, Alessandria, Tortona, passa a Francesco Sforza, marito della figlia Bianca Maria.
Con la signoria di Galeazzo Maria Sforza (1466-1476) si eseguono importanti interventi sul castello e vengono gettate le fondamenta del possente muro di rafforzamento detto ghirlanda.
Nel 1476, Galeazzo Maria Sforza viene assassinato e, in ricordo del duca, la moglie Bona, fa apporre sulla seconda porta d’ingresso al castello, uno stemma ducale, scolpito in marmo di Carrara, con la scritta: GALEAZ MARIA SFORTIA VICECOMES DUX MEDIOLANI QUINTUS AETATIS ANNORUM XXXII che in parte ancora si conserva sull?attuale ingresso del castello.
I lavori fatti eseguire da Galeazzo Maria Sforza consistono essenzialmente nella costruzione di uno spesso muro con agli angoli quattro torri. In esso, sono praticate due aperture: una verso la città a circa metà del lato Nord, difesa da torre, con ponte levatoio e rivellino e una nel lato meridionale.

Il  ‘600 e ‘700

Con l’anno 1600 fu destinato, da Filippo III, a governare la Lombardia don Pietro Enriquez de Azevedo, conte di Fuentes che provvede subito ad eseguire un imponente sistema di fortificazioni della città che viene terminata agli inizi degli anni trenta.
L’evoluzione dell’arte della guerra rende praticamente inservibili le fortificazioni, tanto che il bastione ad est del castello viene trasformato in pubblico passeggio secondo il progetto approvato nel marzo 1788 e, poco più tardi, il baluardo di S. Giuseppe, di fianco all’attuale posta, in giardino

 L ‘800

A partire dal 1803, il municipio propone di trasferire le pubbliche carceri dal palazzo Pretorio al castello, il quale, oltre che a presidio, è stato destinato a carcere militare.
Fino a quando Novara rimane sotto il controllo della repubblica Cisalpina, non viene concesso il trasferimento delle carceri al castello. Bisogna, infatti, attendere il Regno d’Italia affinché venga pubblicato il bando di concorso per i lavori di trasformazione. Nel 1876, l’unico torrione superstite (Turrisella), posto sul lato Nord-Est, viene parzialmente demolito e riadattato per collocarvi una vedetta del carcere. Verso la fine XIX secolo, il castello si trova al centro di un dibattito urbanistico sullo sviluppo della città con una serie di progetti che prevedono tra gli altri la demolizione per fare posto ad un nuovo quartiere residenziale.
Il Castello rimane, per diversi anni, al centro del dibattito politico e culturale locale, in delicato equilibrio tra le richieste di crescita urbana e le esigenze della conservazione dei monumenti.

Il ‘900

I tentativi di trasformazione della fortezza raggiungono il loro apice con l’inizio del novecento: da sede dell’Opera Pia Omar, a sede municipale, a demolizione, di nuovo, per realizzare il palazzo per Poste e Telegrafi, a giardini pubblici comunali fino alla campagna di demolizione eseguita all’inizio degli anni ottanta su progetto dell’arch. Arduino.
Nel frattempo, il 3 gennaio 1973, cessa l’attività carceraria con il trasferimento dei detenuti nella nuova sede.