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Dino Campana e Novara

Nel 1917 il  “poeta matto” Dino Campana, uno dei maestri della letteratura italiana del Novecento, veniva incarcerato nel Castello di Novara in piena guerra.

Il 17 settembre 1917 veniva liberato per intervento della scrittrice e sua amante Sibilla Aleramo.

Appena scarcerato scrisse una famosa poesia di quello che vide dal portone del Castello

Il Monte Rosa
è un grande macigno;
ci corrono le vette a destra e a sinistra,
all’infinito, come negli occhi del prigioniero.
È grigio il cielo,
laggiù si stendono al piano, infinitamente,
i pennacchi tremuli delle betulle,
come un tabernacolo gotico.
Il cielo è pieno di picchi bianchi che corrono,
ma la torre di San Gaudenzio
instaura un pantheon aereo
di archi dorici di marmo.
Sugli spalti una solitaria
cerca l’amore.
L’aspro vino mi ha riconfortato
e dal baluardo un azzurro
sconfinato
posa sulle betulle,
pantheon aereo di colonne,
sopra un giardino di Lombardia.
Settembre solare denso,
dove le betulle emergono nel piano.
Lontano, il macigno bianco”.